Alessandro Geraldini
GERALDINI

AZIONI DI GOVERNO E MISSIONI DISPLOMATICHE DI ANGELO GERALDINI DI AMELIA

Jurghen Petersohn

Azioni di governo e missioni diplomatiche di Angelo Geraldini (1422-1486)

 
Hic genus acre fratrum
Et Geraldina celebres progenie nepotes

Hic decus omne gentis
Et lares amplos Amerinosque tuis uidebis

Laudibus intumentes,

...... [1].

 

Con questi versi saffici il nipote di Angelo Geraldini, il poeta laureato Antonio Geraldini, nel 1482 cercava di convincere suo zio, già sessantenne, a godersi il frutto di una vita ricca di successi sotto il dolce cielo della sua patria Amelia, piuttosto che impegnarsi in una legazione faticosa nel freddo settentrione:

Ad gelidas quid Arctos

Et plagas Reni rigidas nunc properas pruinis,

Angele ? [2]

 

Tradotto:

Qui (cioè in Amelia) trovi il genere eroico dei fratelli [3]

Ed i nipoti celebri della progenie Geraldina,

Qui trovi ogni decoro di questa stirpe,

Ampi lari e gli Amerini

Orgogliosi delle tue lodi ... .

 

Angelo, nonostante questi consigli, partì ed attraversò le Alpi per adempiere la più lunga e più difficile di tutte le sue missioni diplomatiche. Ma Antonio, già nella sua Vita Angeli Geraldini dell’ anno 1470, celebrando lo zio come RESTAURATOR DOMUS GERALDINAE [4], a giusto titolo lo aveva messo nel centro della cerchia dei fratelli e dei nipoti della sua casa. Con Angelo, e a causa di lui, cominciò l’ascesa di questa famiglia, celebrata da Antonio, secondo una diffusa concezione dell’umanesimo, come rinascita della grandezza antica [5]. Angelo si  adoperò con energia e successo, affinché i suoi fratelli frequentassero lo studio universitario soprattutto nelle discipline di retorica e giurisprudenza, come basi utili ad una professione pubblica: di vescovo, di podestà o di giudice. E si è sempre prodigato per aprire loro, e poi ai loro figli, carriere importanti al servizio della Chiesa, di principi e di comuni, ai quali quasi sempre erano collegate cariche diplomatiche: ed ecco che, proprio grazie a lui, è fondato e giustificato l’argomento generale di questo Convegno:  "I Geraldini di Amelia nell’ Europa del Rinascimento" [6].

 

Parlando delle "Azioni di governo e missioni diplomatiche di Angelo Geraldini (1422-1486)" [7], mi limito a parlare di Angelo Geraldini come uomo di governo da una parte, e di Angelo Geraldini come uomo della diplomazia quattrocentesca dall’altra. Come "uomo di governo," Angelo Geraldini era impiegato in molteplici modi al servizio della Curia Romana, sia nella cancelleria papale, sia nella funzione straordinaria di commissario di guerra, sia come governatore delle province dello Stato della Chiesa. Come "uomo di diplomazia", al contrario, egli non era solo uno dei "Pope’s men" [8], ma fu anche al servizio di principi d’Italia e di altri paesi. Rinuncio a separare questi concetti e tratterò cronologicamente le diverse funzioni di Angelo Geraldini dagli anni 40 agli 80. Tratterò poi le cose in una scelta significativa per il modo d’agire di questo personaggio, rimandando per tutto il resto al mio libro dell’ 1985 [9], una versione italiana del quale sarebbe utile per una conoscenza più approfondita, nell’Italia di oggi, di questo "Diplomatico del Quattrocento" .

 

Angelo Geraldini, nato ad Amelia il 28 marzo 1422 da una famiglia appartenente al patriziato locale, ma all’epoca in precarie condizioni economiche, dopo aver studiato le arti a Perugia, frequentò i corsi di poesia e retorica tenuti da Francesco Filelfo a Siena, per poi passare nel 1436 allo studio del diritto. Era alunno della Sapienza di Siena, ma la necessità di provvedere alla sussistenza anche per suo fratello Bernardino, lo costrinse a sospendere gli studi ed a esercitare funzioni giudiziarie temporali a Firenze e nel territorio di Prato. La sua ascesa ecclesiastica cominciò con l’entrata al  servizio del cardinale Domenico Capranica nel 1443, con il quale l’anno dopo venne a Perugia, dove nel 1445 fu promosso al titolo di dr. decretorum. Come familiare di Capranica, quando questi era legato dell’Umbria e delle Marche, Angelo condusse quasi il suo "practicum" organizzativo, amministrativo, giudiziario e diplomatico nelle funzioni per esempio di giudice presso la corte d’appello ed in azioni politiche e militari nei paesi della legazione del Capranica.

 

Nel frattempo, nel 1450, entrò a far parte della Cancelleria papale come abbreviatore e poi, nel 1455, come segretario. Lo stesso anno, papa Callisto III  gli conferì per la prima volta la carica di commissario di guerra nelle azioni militari del papato contro Jacopo Piccinino. L’istituto del commissariato di guerra nello stato pontificio meriterebbe un’analisi più profonda, ma qui basti di dire che si tratta di una straordinaria delegazione di poteri politici, amministrativi ed organizzativi per garantire la  gestione ed il controllo delle azioni militari secondo l’intendimento del papa, il quale naturalmente era lontano dal campo di guerra.

 

Pio II (1458-64), proveniente dalla stessa famiglia cardinalizia di Angelo, lo innalzò al rango di protonotario e gli conferì, nel 1458, una responsabilità ampia ed indipendente come rettore del Contado Venassino. Il Comtat Venaisssin, nella Francia meridionale, era parte dello Stato della Chiesa e comprendeva le terre pontificie nella Provenza nel circuito di Avignone. Era un territorio di tradizioni amministrative e giuridiche particolari. Là il Geraldini dovette ristabilire il potere pontificio nei confronti del legato di Avignone, Pierre de Foix il Vecchio, che dal canto suo gli creava considerevoli difficoltà, soprattutto per l’atteggiamento protettivo manifestato dal Geraldini  nei confronti degli ebrei. Oltre a ciò, Pio II gli assegnò due missioni importanti nel Nord dell’Italia e nel Sud della Francia: la prima presso il duca di Milano, Francesco Sforza, il fidato alleato del papa, con il quale Angelo, fin dalla lotta contro il Piccinino, era legato da stretta amicizia; la seconda, molto più difficile, in Provenza, per spiegare a Renato d’Angiò, re titolare di Gerusalemme e di Sicilia e aspirante al trono di Napoli, le ragioni del papa, che aveva investito del Reame  Ferdinando d’Aragona in sua vece. L’abilità diplomatica di Geraldini si evidenzia nelle relazioni che il governatore del Venassino, negli anni 1459 e 1460, indirizza al duca di Milano per informarlo della situazione nella Francia meridionale, in particolare dei preparativi condotti in Provenza da Renato d’Angiò per la progettata invasione angioina nel Regno di Napoli.

 

Tali informazioni, di massima importanza per la politica milanese, possono spiegare perché Francesco Sforza desiderava, anche per il futuro, mantenere stretti rapporti con questo fautore dell’asse Milano-Roma-Napoli, usandolo quale sostenitore dei suoi interessi alla corte papale. Dopo che Angelo, nel 1461 ritornando da Carpentras a Roma, era passato per Milano, il duca scrisse delle lettere commendatizie a papa Pio e glielo raccomandò vivamente, come per es. il 15 aprile 1461, in questo modo: "che serà bene che la S.tà Vostra lo adoperasse in qualche impresa in le cose che siano honore et stato de Sancta Chiesa, perché me pare molto utile ad durare ogni faticha et sufficiente ad governare ogni impresa che Vostra S.tà gli darà” [10]. Tuttavia, nella situazione indecisa della guerra di invasione nel Regno di Napoli, il papa Piccolomini esitò a appoggiare un aperto avversario degli Angiò.

 

Perciò il Geraldini nella primavera del 1462 entrò al servizio del re Ferdinando di Napoli, che lo mandò come suo orator et procurator alla corte papale e gli affidò nell’estate una missione diplomatica a Firenze,  affinchè lì intervenisse contro le aspirazioni francesi a favore delle posizioni aragonesi. Il 10 settembre 1462, poche settimane dopo la vittoria di Ferrante di Napoli sugli invasori angioini a Troia, Pio II nominò Angelo Geraldini vescovo di Sessa, e gli conferì con ciò una diocesi nel Reame, che al momento, poichè il duca di Sessa, Marino Marzano, stava in opposizione a Ferrante, per lui restava inaccessibile. Al papa questa situazione diede la possibilità di incaricare Geraldini di nuovo col commissariato di guerra, questa volta nei combattimenti contro il governo dei Malatesta nelle Marche. Al vescovo di Sessa spettava il coordinamento degli interventi amministrativi, politici, economici e finanziari nella lotta del papa Piccolomini contro il suo acerrimo nemico Sigismondo Malatesta, negli anni 1462 e 1463, e, dopo la sua sottomissione negli anni 1463 e 1464, gli fu affidato il governatorato della Romandiola, con il compito di integrare e riorganizzare la nuova provincia nello Stato della Chiesa. Per la sua crociata contro i Turchi, Pio II aveva preveduto per il vescovo di Sessa le funzioni di  legato delle truppe tedesche ed ungheresi. Ma la morte di Pio II, il 15 agosto 1464, fece cadere questo ed altri progetti per il futuro del Geraldini.

 

Il nuovo papa, Paolo II (1464-1471), non era affezionato ai Piischi. Per il vescovo di Sessa il cambiamento della simpatia è dimostrabile con il piano di Francesco Sforza di vedere il vescovo di Sessa innalzato alla sede arcivescovile di Genova. Nel dicembre 1463 Luigi XI di Francia aveva ceduto la sovranità di Genova al duca di Milano, ma contro questo accordo si oppose il duca e arcivescovo (nella stessa persona) della capitale Ligure, Paolo Fregoso (o da Campofregoso), che, quando fuggì da Genova, alcuni mesi dopo, condusse sul mare Tirreno la vita di un pirata, contro il quale Francesco Sforza fu costretto ad armare una flottiglia. Il duca di Milano si impegnò per molti anni, prima presso papa Pio II, poi presso Paolo II, per ottenere la revoca dell’ arcivescovo Fregoso a favore di Angelo Geraldini, ma sempre invano. E dopo la morte del duca Francesco (8 marzo 1466) il nuovo governo del Castello Sforzesco aveva altre idee del suo fautore defunto sul futuro sia di Genova sia di Angelo Geraldini.

 

Ormai deluso, il Geraldini nel 1468 entrò di nuovo al servizio del re Ferdinando di Napoli. Dopo Roma e Milano, la corte aragonese di Napoli era il posto più importante per l’ ascesa dei fratelli Geraldini. Tre di loro dovevano la loro elevata posizione nel regno di Napoli a questo monarca. Bernardino possedeva, con i  titoli di Reggente della Gran Corte della Vicaria, Presidente della Camera della Sommaria e spesso di Capitano regio di Napoli e di altre città, una posizione molto importante nell’amministrazione e giurisdizione del Reame [11]. Fin dalla condanna a morte del ribelle duca di Sessa nel 1464, Angelo era passato sotto la sovranità immediata del re di Napoli. Un terzo fratello, Giovanni, fu procuratore ed oratore dell’erede al trono, Alfonso di Calabria, a Roma, e nell’ 1467 gli fu conferito il vescovado di Catanzaro [12]. Ferdinando di Napoli ha confessato parecchie volte la sua stima verso la casa dei Geraldini, che da lui fu insignita del privilegio di porre sul proprio stemma i pali aragonesi. Ancora nel 1496 Federico re di Napoli si rivolgeva a Agapito Geraldini, figlio di Bernardino, nel modo seguente: "I meriti e servizi di tutta la casa de’ Girardini sono stati e sono tali verso noi e la casa nostra che meritamente ne induciamo a dimostrare in genere ed in specie in ogni loro facenda propizi e favorevoli, e massime verso lo magnifico Berardino Girardino e suoi figliuoli, i quali in ogni tempo e fortuna hanno mostrato l’amore ed affezione che sempre ci hanno portato” [13].

 

Per Angelo Geraldini il servizio diplomatico per Ferdinando era quasi il biglietto d’entrata nella grande politica europea. Dapprima, nel 1468, per comporre la crisi della Lega Italica, si recò a Roma e a Firenze, e poi, come princeps orator Italice confederationis, a Venezia, dove in vista  del pericolo di guerra fra Milano e la Serenissima, davanti al Senato intercedeva per il  mantenimento della pace Italica. Nel marzo dell’anno seguente fu mandato presso il re d’Aragona, Giovanni II, e presso suo figlio, Ferdinando di Sicilia. La situazione politica per i re aragonesi era grave. Dopo la sconfitta di Troia la casa d’Angiò tentava di indebolire le posizioni aragonesi con una offensiva diretta alla penisola Iberica. Jean de Calabre (caratteristicamente portava lo stesso titolo del primogenito di Ferrante) combattè come capitano dei ribelli catalani contro il re d’Aragona. Il re di Francia intervenne a favore degli Angiò presso le potenze italiane.

 

 Per Ferdinando di Napoli era chiaro che la sua  posizione dovesse essere difesa in Spagna. Per questo motivo nel 1469 Angelo Geraldini fu incaricato da lui di assicurare al re d’Aragona l’aiuto militare e finanziario del re di Napoli e di guadagnare l’appoggio degli stati di Catalogna per la questione dei Trastàmara. Angelo era coronato da successo e si procurò presto una grande autorità presso il re d’Aragona, che lo nominò suo consigliere, mentre nominò suo segretario il nipote Antonio che accompagnava lo zio Angelo, e che poco dopo ricevette la corona di poeta laureato dai coniugi  Ferdinando e Isabella[14]. Importante per la nostra indagine è il fatto che il vescovo di Sessa ormai era stato scelto come ambasciatore del re d’Aragona presso le potenze italiche per un ampio progetto di pace nel Mediterraneo. Un’ istruzione assai elaborata, probabilmente merito del Geraldini stesso, valutato come "admirables instructions, vrai chef-d’oeuvre du genre" dallo storico francese Joseph Calmette [15], gli conferì l’incarico e la plenipotenza di ristabilire la pace fra le potenze italiche, e di chiedere l’ integrazione dell’Aragona nella Lega Italica. Per impedire le intromissioni francesi in Italia, oltre ciò doveva essere conclusa un’alleanza fra la Lega e l’Aragona con la Borgogna e l’Inghilterra, o doveva essere stabilito un patto di sicurezza proprio con la Francia. Il progetto riflette le idee politiche del Geraldini, fondate sulle sue esperienze nel Contado Venassino, che in ogni caso sollecitavano l’esclusione della Francia dalla penisola italica. Però l’ambasciata aragonese di Angelo Geraldini non trovò l’interesse positivo dei membri della Lega, che non erano disposti a cambiare il pericolo di una intromissione francese con quella dell’Aragona. In conseguenza dello svolgimento politico, dopo il fallimento della invasione angioina in Catalogna con la morte di Jean d’Anjou nel dicembre 1470, il vescovo di Sessa nell’anno seguente condusse una ambasciata pacificatrice in nome dei re aragonesi a Luigi XI.

 

Di nuovo il cambiamento sul soglio di San Pietro mutò la fortuna di Angelo Geraldini. Il nuovo papa, Sisto IV (1471-1484), lo nominò suo referendario; ma ciò nonostante il vescovo di Sessa mirava ad una carriera al servizio di principi temporali. Nel 1473 presentò a Cicco Simonetta, l’influente segretario dei duchi di Milano, un progetto, che avrebbe dovuto  realizzare lui stesso, per stabilire la pace fra Milano e Napoli da una parte, e l’Aragona e la Francia dall’altra. Ma quando il re di Napoli per questo scopo propose al papa il vescovo di Sessa, il papa rifiutò: cum sit ch’el è reputato molto Aragonese, come riferiva l’oratore milanese a Roma, Filippo Sagramori, alla sua corte [16]. Ormai ad Angelo non restò che tirare le conclusioni delle speranze mancate. Per il futuro diventò esclusivamente servitore del papato e della Chiesa Romana, senza aspirare ad altri signori. Sisto IV gli ha rimunerato tanto la fedeltà quanto l’impegno. Nel luglio 1476 il papa, fuggendo dalla peste scoppiata a Roma, fu ospite per circa  tre settimane nel palazzo dei Geraldini in Amelia. Una iscrizione contemporanea sulla facciata del palazzo in via della Repubblica 74 , mantiene la memoria di questo episodio fino ad oggi.

 

In questo tempo il vescovo di Sessa stava nella Francia meridionale, essendo di nuovo incaricato con il rettorato del Contado Venassino, ma ora in qualità di legato a latere, per sostenere il nuovo legato e vicario d’Avignone, il cardinale Giuliano della Rovere. Quando questi nell’ autunno ritornò a Roma, conferì al Geraldini il governo di Avignone, dove fino al giugno 1478  risiedeva nel palazzo papale. Fu  in questo luogo che Angelo istituì, il 28 marzo 1477, il giorno del suo cinquantacinquesimo compleanno, una fondazione per l’eterno benessere della sua famiglia, la cosiddetta "Oliva de Geraldinis", un progetto che meriterebbe per molteplici motivi un proprio convegno storico. Di nuovo Angelo accompagnò il cardinale Giuliano durante la sua grande legazione in Francia (1480-1482), come vicario generale per l’Avignone. Da qui fu impegnato da Sisto IV in questioni diplomatiche presso la corte di Francia ed in Provenza. Il 29 aprile 1481 il Geraldini sottopose a Plessis al re Luigi XI un articolato piano di pace per le potenze europee, che Sisto IV aveva elaborato in conseguenza della presa di Otranto da parte dei Turchi (1480). Un’altra legazione, condotta dal Geraldini nel settembre 1481 presso il duca Carlo III d’Angiò in Provenza, aveva come oggetto i conflitti esistenti tra questo principe  e la Chiesa Romana a causa delle sue ambizioni sul Regno di Napoli.

 

Una volta tornato, la più difficile e più lunga missione diplomatica della sua vita aspettava il vescovo di Sessa: la legazione a Basilea negli anni 1482-84 per contrastare il tentativo dell’ arcivescovo di Krajina, Andrea Jamometi", di promuovere un concilio antipapale. L’aristocratico croato, proveniente dal convento domenicano di Udine, arcivescovo titolare tra il confine di Albania e Montenegro di oggi, aveva un parte importante nelle relazioni imperiali-papali come ambasciatore dell’ imperatore Federico III alla corte papale negli anni 1478-81, e godeva in questo tempo del tutto la benevolenza del papa [17]. Dopo un grave conflitto con Sisto IV a causa delle sue critiche alla condotta del papa ed i suoi nipoti, l’anno 1482 convocò a Basilea un concilio, con intenzione di riformare la Chiesa, di preparare una crociata contro i Turchi e di sottoporre a giudizio i trascorsi e vizi di Sisto IV e del conte Riario.

 

Il 22 luglio 1482 Angelo ricevette l’incarico di recarsi in Germania come nunzio e commissario cum potestate legati de latere, per annunciare le sentenze punitive dichiarate dalla bolla Grave gerimus contro Jamometi" e i suoi seguaci, per fare fallire il tentativo di concilio e per rendere inoffensivo il ribelle. Dalla Svizzera e dall’Alto Reno Angelo Geraldini apriva una dura lotta contro i cittadini di Basilea, il cui Consiglio, aspirando ai vantaggi economici di un concilio, negava l’arresto e la consegna del Jamometi", con una applicazione rigorosa delle sentenze papali. Ma la sua impresa soffrì in modo determinante del fatto che Sisto IV, accanto al vescovo di Sessa, aveva spedito Oltralpe una serie di altri emissari con compiti simili, senza però coordinarne le rispettive mansioni. Dovette quindi vedere uno dei suoi concorrenti, il francescano Antonio Graziadei, sostenuto dall’imperatore, arrivare più velocemente allo scopo, facendo arrestare il ribelle il 21 dicembre 1482 nel nome dell’ imperatore ed affidandolo alla custodia delle autorità di Basilea. I successivi provvedimenti del vescovo di Sessa furono impediti da uno dei suoi accompagnatori, il francescano Emerich Kemel, in base a istruzioni segrete del papa. Nella confusione giuridica e tattica il Geraldini, poiché Sisto IV insisteva sulla consegna di Jamometi" a Roma, continuava la sua lotta contro la città, considerando illegittima l’iniziativa del Kemel.  Ricorrendo al tenore di una bolla emanata nel frattempo, organizzò dal gennaio 1483 i preparativi per una formale crociata contro la città imperiale, finché, nel  mese di maggio, fu costretto a sospendere la sua campagna a seguito di un mandato imperiale e di lettere pontificie. Ciò nonostante, Sisto IV, litigando con l’ imperatore sulla consegna e punizione del Jamometi", lasciò il legato in Germania fino all’aprile 1484, con l’evidente intenzione di garantirsi la possibilità di una ripresa di azioni drastiche contro Basilea.

 

Del periodo dell’ambasceria a Basilea è conservata, nel lascito del segretario apostolico Lodovico Podocataro nella Biblioteca Marciana, una serie di rapporti e memoriali di Angelo Geraldini indirizzati al papa e al Collegio dei cardinali [18]. Si tratta di una fonte preziosissima, non solo per la storia della diplomazia papale, ma anche per gli eventi della legazione di Basilea e non all’ultimo per le idee politiche e le concezioni ecclesiastiche del Geraldini, che si rivela come fautore di un papalismo radicale, le cui conseguenze richiesero una gravissima punizione dei Basilienses come eretici e ribelli contro il papa. Sisto IV, nel 1484 cedendo alle domande imperiali che lo Jamometi" fosse punito, senza consegnarlo a Roma, in Germania, giustificò il Geraldini nei confronti di Federico III, che nell’ agosto 1483 aveva proibito a tutti i membri dell’Impero di eseguire le disposizioni del legato.

 

Il fallimento della legazione di Basilea, non diminuì il credito del vescovo di Sessa come diplomatico presso la Curia Romana. Già alla fine del settembre 1484 il nuovo papa, Innocenzo VIII (1484-1492), lo delegò come legato apostolico presso la corte di Spagna, rilevandone esplicitamente i precedenti meriti. Il vescovo di Sessa dovette, per questa legazione, ottenere il conferimento al cardinale vicecancelliere Rodrigo Borgia dell’arcivescovato di Siviglia, conferimento rifiutatogli dalle maestà cattoliche per motivi politici. Ad Angelo Geraldini venne contrapposto suo nipote Antonio Geraldini, segretario e consigliere regio aragonese, quale rappresentante degli interessi reali. Angelo dovette alla fine riconoscere le ragioni di Stato di Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia.

 

Dopo una breve attività come governatore in Umbria e a Perugia, papa Innocenzo VIII - che nell’ottobre 1485, sostenendo la cosidetta "congiura dei baroni" del Reame, era entrato in guerra con il re di Napoli, creando con ciò una dei più gravi crisi nella storia dello Stato della Chiesa -  fece ricorso di nuovo alle esperienze organizzative e logistiche del Geraldini, nominandolo nel gennaio 1486 con ampi poteri gubernator et commissarius generalis super gentibus armigeris in provincia patrimonii. Il vescovo di Sessa si occupò  dell’amministrazione, del vettovagliamento dell’esercito e dei piani strategici, ma dava anche al papa dei consigli precisi ed immediati per la condotta della guerra ed il trattamento del condottiere Roberto Sanseverino. Innocenzo lodava ripetutamente lo zelo e la circospezione, i consigli e servizi del vescovo di Sessa in questa situazione, e gli promise una merita ricompensa delle sue fatiche. Ma il Geraldini non vide mai realizzata la sperata ascesa al cardinalato, per il quale già molti anni prima Francesco Sforza e Ferdinando il Cattolico l’avevano raccomandato [19]. Il 3 agosto 1486 morì a Civita Castellana, sfinito dagli sforzi dei mesi passati nell’accampamento militare; fu sepolto ad Amelia, nella cappella gentilizia dei Geraldini nella Chiesa di S. Francesco (ora SS. Filippo e Giacomo), come egli stesso aveva predisposto. Il suo monumento funebre ancora esistente, realizzato per volere dei fratelli e del nipote Antonio, lo raffigura giacente in abiti vescovili. L’ umanista e poeta Antonio Geraldini, già da molti anni residente in  Spagna, compose i versi che lo celebrano come l’artefice della grandezza della sua stirpe e come patrono della gente amerina, vinto dalle responsabilità per gli incarichi che aveva ricoperto al posto di altri [20]:
OCCIDIT ERGO ALIIS AT NON SIBI QVANDO PERAEGIT

FORTIA QVOD DEDERANT FATA SECVTVS ITER.

 

Se chiedete una valutazione di Angelo Geraldini come uomo di governo e diplomatico, direi che il vescovo di Sessa, nonostante l’educazione umanistica, era tuttavia più influenzato dalla metodica del diritto civile e canonico. Legato alla prassi giuridica e all’attività politica, la sua attitudine come diplomatico fu favorita da una acuta capacità di osservazione e di analisi anche di contesti politici, economici, sociali e militari a lui lontani, capacità che riusciva a trasformare sempre in azione. Le sue proposte ed il suo agire incontrarono però non di rado critiche e rifiuti, perché prevalse spesso in lui il giurista sul politico e sul sacerdote, e perché gli mancarono qualche volta l’occhio e le virtù del tattico: pazienza, delicatezza e disponibilità al compromesso. Ma chiunque si dedichi a questo personaggio, alla sua vita e alle sue azioni, troverà un uomo di grande interesse e passerà direttamente nel mondo colto ed agitato dell’Italia del Quattrocento.

 

 

 

 

 

[1] Antonio Geraldini, Ad Iohannam Aragonum carminum libri duo, I 8 ("Ad Angelum Geraldinum pontificem Suessanum patruum suum, quod ipse iam ingrauescentis aetatis labores corporis minuere et amoena loca petere deberet"), versi 35-39. Si veda per futuro l’edizione di Martin Früh, Antonio Geraldini (anno 1488). Leben, Dichtung und soziales Beziehungsnetz eines italienischen Humanisten am aragonesischen Königshof. Mit einer Edition seiner ‚Carmina ad Iohannam Aragonum‘. Geschichte und Kultur der Iberischen Welt 1, Münster 2004.

 

[2] Ivi, versi 1-3.

 

[3] Antonio fa uso di una frase di Virgilio (genus acre virum, Georgica, II 167).

 

[4] Hartmut Peter, Die Vita Angeli Geraldini des Antonio Geraldini. Biographie eines Kurienbischofs und Diplomaten des Quattrocento. Text und Untersuchungen. Europäische Hochschulschriften III 570. Frankfurt am Main 1993, p. 84.

 

[5] Cf. Jürgen Petersohn, Die Vita des Aufsteigers. Sichtweisen gesellschaftlichen Erfolgs in der Biografik des Quattrocento: Historische Zeitschrift 250 (1990) pp. 1-32.

 

[6] Per Angelo Geraldini si veda Jürgen Petersohn, Ein Diplomat des Quattrocento. Angelo Geraldini (1422 - 1486). Bibliothek des Deutschen Historischen Instituts in Rom 62, Tübingen 1985; idem, Geraldini, Angelo: Dizionario Biografico degli Italiani 53 (2000), pp. 316-321.

 

[7] Per consigli stilistici e grammaticali ringrazio Francesco Hoberg M.A., Marburg, Professoressa Mara Quadraccia, Amelia, e conte Alessandro Geraldini, Milano.

 

[8] Cf. Peter Partner, The Pope’s Men. The Papal Civil Service in the Renaissance, Oxford 1990.

 

[9] Veda nota 6.

 

[10] Cf. Petersohn, Ein Diplomat des Quattrocento (nota 6), Beilage V p. 318.

 

[11]  Cf. Jürgen Petersohn, Geraldini, Bernardino: Dizionario Biografico degli Italiani 53 (2000), pp. 326 sg.

 

[12] Cf. Jürgen Petersohn, Giovanni Geraldini, Bischof von Catanzaro (anno 1488), und die Gründung des Archidiakonats von Amelia: Forschungen zur Reichs-, Papst- und Landesgeschichte, Peter Herde zum 65. Geburtstag dargebracht, Stuttgart 1998, vol. 2, pp. 795-821; idem, Geraldini, Giovanni: Dizionario Biografico degli Italiani 53 (2000), pp. 327 sg.

 

[13] Regis Ferdinand primi instructionum liber (10 maggio 1486 - 10 maggio 1488), corredato di note storiche e biografiche per cura di Luigi Volpicella, Napoli 1916, p. 342.

 

[14] Si veda l’intervenzione di Martin Früh in questo volume.

 

[15] Joseph Calmette, La question des Pyrénées et la Marche d’Espagne au moyen-âge, 1947,  p. 164.

 

[16] Cf. Petersohn, Ein Diplomat des Quattrocento (nota 6) p.143 nota 18.

 

[17] Jürgen Petersohn, Kaiserlicher Gesandter und Kurienbischof. Andreas Jamometi" am Hof Papst Sixtus’ IV. (1478-1481). Monumenta Germaniae Historica, Studien und Texte 33, Hannover 2004.

 

[18] Diplomatische Berichte und Denkschriften des päpstlichen Legaten Angelo Geraldini aus der Zeit seiner Basel-Legation (1482-1483), bearbeitet und herausgegeben von Jürgen Petersohn. Historische Forschungen der Historischen Kommission der Akademie der Wissenschaften und der Literatur 14, Stuttgart 1987.

 

[19] Francesco Sforza: Petersohn, Ein Diplomat des Quattrocento (nota 6) p. 79 con nota 57. - Ferdinando d’Aragona: Biblioteca Apostolica Vaticana, cod. Ottob. lat. 2198 fol. e. Sul codice e suo contenuto si veda Annamaria Oliva, Alessandro Geraldini e la tradizione manoscritta dell "Itinerarium ad regiones sub aequinoctiali plaga constitutas": Alessandro Geraldini e il suo tempo. Atti del Convegno storico internazionale Amelia, 19-20-21 novembre 1992, a cura di Enrico Menestò, Spoleto 1993, pp. 193 sgg.

 

[20] Petersohn, Ein Diplomat des Quattrocento (nota 6) p. 280.